Calvina 1946 – 70 anni di storia

La Calvina ha spento le sue prime 70 candeline e per l’occasione anche Eupalla, la musa che sovrintende l’arte pallonara, ha inviato i suoi fervidi auguri per l’anniversario.

Il 1946 è l’anno di nascita di due meraviglie: la Calvina e il bikini!

La nostra ha come prima genitrice una preesistente squadretta chiamata «Libertas» sul cui ceppo volenterosi dirigenti innestarono la nuova creatura.


Erano gli anni in cui si voleva dimenticare l’angoscia della guerra vincendola con una smisurata voglia di vivere e di essere giovani, mentre sulle aie della cascine imperversava il ballo liscio e il suono della fisarmonica sostituiva la musica americana di Glenn Miller.

Se l’economia si riprendeva e modernizzava scoprendo l’industrializzazione, il calcio non usciva ancora dalla sua preistoria. Prima delle partite ci si cambiava presso l’osteria «Il bianco», localizzata dove oggi c’è il ristorante Zanella e al campo sportivo gli spettatori accorrevano in migliaia a sostenere la nuova realtà del paese, motivo di orgoglio per ogni singolo cittadino di Calvisano.

Non c’era solo la penuria delle strutture; anche le divise sociali erano raffazzonate, le scarpe bullonate derivavano dall’albero degli zoccoli e il pallone era uno strumento di difficile definizione.

Il 1968/1969 con una squadra tutta formata da calvisanesi, la prima importante vittoria portava i biancocelesti in Seconda categoria. 

Stella polare della squadra era Mario Vigalio ed importante era il contributo dei fratelli Rossi, Giorgio Maccarini, Paolo Serafini, Italo Formentini, Fausto Farina, Antonio Cestari, Mario Barnabi, Sergio Zanoni, Enrico Rossetti, Franco Boari, Angiolino Rivera e Giovanni Pasotti, il capitano della formazione.

Negli anni ’70 la Calvina, con Fausto Farina come presidente, era targata Gianni Mazza, grande motivatore di atleti che osò affermare alla vigilia di una delicatissima partita che si andava a giocare «nella fossa dei leoni, ma i leoni som noter». Alla fine del campionato 1987/1988 la Calvina approdava in Promozione, raggiungendo il punto più alto della sua storia con la presidenza di Filippo Turrini.


Negli anni successivi però una crisi strisciante segnava il cammino della squadra.

Con il millennio che declinava sembrava declinare anche la Calvina che per il suo elisir di lunga vita è tornata ad una leggenda da raccontare. 

Battista Battaglia, allora portiere, segretario e cassiere, scoprì di avere le casse vuote e di non poter pagare nemmeno il premio partita. Pensò allora di subire due gol su tiri parabilissimi in Gambara-Calvina e si scusò dicendo di essere stato abbagliato dal sole. Ai compagni, un po’ perplessi per quelle papere e molto furiosi per il risultato finale, confessò dopo ripetuti dinieghi, il peccato di aver sbagliato volontariamente. Qualcuno allora nello spogliatoio gli portò via i guanti e le scarpe mettendo così fine alla luminosa (perché abbagliata dal sole) carriera del reo confesso. L’indiziato del gesto rapinoso, ma giustificabilissimo, fu Ancele Riviera, che però ancora oggi confessa di essere innocente. Battista Battaglia, oltre che volto storico del club di Calvisano, è soprattutto la memoria storica della società nella quale era entrato anche grazie alla grande passione che gli aveva trasmesso il padre Paolo, uno dei primi presidenti della società.

L’1 gennaio 1962 si giocava Valtrompia-Calvina e per la prima volta da Calvisano partì al seguito della squadra un pullman di sostenitori che avevano ormai smaltito le scorie di una notte di festa. A Gardone Val Trompia vi era un freddo siberiano, la neve cadeva copiosamente e il terreno di gioco era peggiore di un pantano fangoso. La giacchetta nera cocciutamente continuò ad arbitrare, allora Formentini abbandonò la contesa affermando che lui giocava «solo il calcio pulito». Già nacque l’antitesi tra calcio pulito e quello di Calciopoli.

Che dire poi di Sergio Zanoni? Ebbe la felice idea di convolare a giuste nozze l’1 maggio 1968, giorno in cui la lega dilettanti aveva fissato la finale della Coppa Brescia tra Calvina e Virtus Manerbio. Per essere della partita Sergio interruppe a metà il pranzo nuziale e con un corteo di invitati si recò allo stadio «Rigamonti» di Brescia, teatro della sfida, pronto a scendere in campo. Le cronache dell’epoca sottolinearono l’evento con «fiori d’arancio al Rigamonti».



Le ultime grandi imprese della Calvina sono state scritte sul nuovo campo in erba sintetica, costruito per la prima volta nel 2006 e rifatto lo scorso anno. Il 28 maggio 2016 i biancazzurri arricchiscono il proprio blasone del grande salto in Eccellenza, categoria mai raggiunta nei suoi 70 lunghi ed intensi anni di storia: decisiva la vittoria maturata per 1-0 contro i bergamaschi dell’AlbinoGandino, squadra superata con un gol del giovane Grandi. In campo anche il neo «Pallone d’argento» Mauro Moreschi, mentre in panchina il grande artefice dell’impresa si chiama Ennio Beccalossi.

 


Sono storie di calcio, ma sono anche le nostre storie di vita su cui oggi ci soffermiamo per il gusto di poter dire ciò che eravamo. Centro però dei tanti discorsi è comunque la Calvina, cioè tutti noi.